Εμφάνιση αναρτήσεων με ετικέτα GIUDICI (GIOVANNI). Εμφάνιση όλων των αναρτήσεων
Εμφάνιση αναρτήσεων με ετικέτα GIUDICI (GIOVANNI). Εμφάνιση όλων των αναρτήσεων

Σάββατο 11 Μαΐου 2019

ΤΖΟΒΑΝΝΙ ΤΖΟΥΝΤΙΤΣΙ!



GIOVANNI GIUDICI


LA VITA IN VERSI

Metti in versi la vita, trascrivi
fedelmente, senza tacere
particolare alcuno, l’evidenza dei vivi.

Ma non dimenticare che vedere non è
sapere, nè potere, bensì ridicolo
un altro voler essere che te.

Nel sotto e nel soprammondo s’allacciano
complicità di visceri, saettano occhiate
d’accordi. E gli astanti s’affacciano

al limbo delle intermedie balaustre:
applaudono, compiangono entrambi i sensi
del sublime – l’infame, l’illustre.

Inoltre metti in versi che morire
è possibile a tutti più che nascere
e in ogni caso l’essere è più del dire.

Δευτέρα 28 Αυγούστου 2017

ΤΖΟΒΑΝΝΙ ΤΖΟΥΝΤΙΤΣΙ!




GIOVANNI GIUDICI


SENSI

Come per quotidiana intimità
che più non ci sorprende del noi stesso
in piena luce in ombra e oscurità
abito non diverso nel tuo sesso:
lo guardo attento insieme a te patisce
il gentile morirsi d’ora in ora,
la lingua ti nomina e lambisce,
la mano ti medita e ti esplora
il respiro ti parla, il tuo tremore
del futuro svuotato m’impaurisce
l’orecchio accosto al cuore
un tempo di brevi momenti scandisce:
dove in te scopro una terra evidente
che nei previsti confini concludo
mia familiare madre e parente
coscienza e corpo nudo.

Τρίτη 15 Νοεμβρίου 2016

ΤΖΟΒΑΝΝΙ ΤΖΟΥΝΤΙΤΣΙ




GIOVANNI GIUDICI


UNA

Una che si svestiva con molta docilità
deponendo in bell’ordine gli indumenti
uno sull’altro senza alcuna impudicizia
e tuttavia senza il minimo dramma di pudore

Ma appena commentando con ironia e con tenerezza
primo perché sapeva essere quello il rituale
e poi perché la pazienza è nelle donne virtù
che più di noi le frena sulla china della morte

Una che conosceva tutte le lingue del silenzio
e per questo soffriva gli errori delle parole
anche se la parola non è essenza
ma paura d’assenza nell’uomo che le parla

Una che amava il sole e l’oro
e per questo portava tutto il grigio dei doveri
come chi per mancanza di denaro abbia lasciata
sul banco la bella cosa a lungo soppesata.

Κυριακή 25 Σεπτεμβρίου 2016

ΤΖΟΒΑΝΝΙ ΤΖΟΥΝΤΙΤΣΙ




GIOVANNI GIUDICI


LA VITA IN VERSI

Metti in versi la vita, trascrivi
fedelmente, senza tacere
particolare alcuno, l’evidenza dei vivi.

Ma non dimenticare che vedere non è
sapere, né potere, bensì ridicolo
un altro voler essere che te.

Nel sotto e nel soprammondo s’allacciano
complicità di visceri, saettando occhiate
d’accordi. E gli astanti s’affacciano

al limbo delle intermedie balaustre:
applaudono, compiangono entrambi i sensi
del sublime – l’infame, l’illustre.

Inoltre metti in versi che morire
è possibile più che nascere
e in ogni caso l’essere è più del dire.

Πέμπτη 11 Αυγούστου 2016

ΤΖΟΒΑΝΝΙ ΤΖΟΥΝΤΙΤΣΙ!






GIOVANNI GIUDICI


DAL CUORE DEL MIRACOLO

Parlo di me, dal cuore del miracolo:
la mia colpa sociale è di non ridere,
di non commuovermi al momento giusto.
E intanto muoio, per aspettare a vivere.
Il rancore è di chi non ha speranza:
dunque è pietà di me che mi fa credere
essere altrove una vita più vera?
Già piegato, presumo di non cedere.

Κυριακή 10 Ιουλίου 2016

ΤΖΟΒΑΝΝΙ ΤΖΟΥΝΤΙΤΣΙ




GIOVANNI GIUDICI


UNA SERA COME TANTE

Una sera come tante, e nuovamente
noi qui, chissà per quanto ancora, al nostro
settimo piano, dopo i soliti urli
i bambini si sono addormentati,
e dorme anche il cucciolo i cui escrementi
un’altra volta nello studio abbiamo trovati.
Lo batti col giornale, i suoi guaiti commenti.

Una sera come tante, e i miei proponimenti
intatti, in apparenza, come anni
or sono, anzi più chiari, più concreti:
scrivere versi cristiani in cui si mostri
che mi distrusse ragazzo l’educazione dei preti;
due ore almeno ogni giorno per me;
basta con la bontà, qualche volta mentire.

Una sera come tante (quante ne resta a morire
di sere come questa?) e non tentato da nulla,
dico dal sonno, dalla voglia di bere,
o dall’angoscia futile che mi prendeva alle spalle,
né dalle mie impiegatizie frustrazioni:
mi ridomando, vorrei sapere,
se un giorno sarò meno stanco, se illusioni

siano le antiche speranze della salvezza;
o se nel mio corpo vile io soffra naturalmente
la sorte di ogni altro, non volgare
letteratura ma vita che si piega nel suo vertice,
senza né più virtù né giovinezza.
Potremmo avere domani una vita più semplice?
Ha un fine il nostro subire il presente?

Ma che si viva o si muoia è indifferente,
se private persone senza storia
siamo, lettori di giornali, spettatori
televisivi, utenti di servizi:
dovremmo essere in molti, sbagliare in molti,
in compagnia di molti sommare i nostri vizi,
non questa grigia innocenza che inermi ci tiene

qui, dove il male è facile e inarrivabile il bene.
È nostalgia di un futuro che mi estenua,
ma poi d’un sorriso si appaga o di un come-se-fosse!
Da quanti anni non vedo un fiume in piena?
Da quanto in questa viltà ci assicura
la nostra disciplina senza percosse?
Da quanto ha nome bontà la paura?

Una sera come tante, ed è la mia vecchia impostura
che dice: domani, domani… pur sapendo
che il nostro domani era già ieri da sempre.
La verità chiedeva assai più semplici tempre.
Ride il tranquillo despota che lo sa:
mi numera fra i suoi lungo la strada che scendo.
C’è più onore in tradire che in essere fedeli a metà.

Τετάρτη 11 Μαΐου 2016

ΧΡΩΜΑΤΑ ΜΙΑΣ ΩΡΑΙΑΣ ΣΚΕΨΗΣ




GIOVANNI GIUDICI (1924-2011)


ΧΡΩΜΑΤΑ ΜΙΑΣ ΩΡΑΙΑΣ ΣΚΕΨΗΣ

Κίτρινο και βιολετί σε στίχους
Οι ιριδισμοί σε τυρκουάζ
Γαλάζιο ανοιχτό σε μάτια γυρισμένα ανάποδα
Το ροζ του πράγματος το λευκό το μαβί
Το πιο μαύρο-μαύρο των βλεφάρων
Το πορτοκαλί το κόκκινο το χρυσό
Στο κλειστό βλέμμα που καίει
Το πράσινο της φωνής που βρέχει άνοιξη
Αν και πέφτει όλο πάνω στη μόνιμη μελαγχολία



Μετάφραση: Γιώργος Κεντρωτής.



Κυριακή 11 Οκτωβρίου 2009

ΤΖΟΒΑΝΝΙ ΤΖΟΥΝΤΙΤΣΙ!




GIOVANNI GIUDICI (1924)


STORIA


Ho avuto sì una storia - quel tale del treno
Mais Sans Jouir e una volta soltanto
E sul sofà - e nemmeno
Proprio nudi benché l'atto fu quello -
Macché giovane e bello: basso, grasso
Pieno di boria tra il furbo e lo scemo
Quando racconta che ha molto vissuto

Però era stato gentile una sera di neve
Io tutta lieve e te lontano un abisso
Da tanti pianti che mi avevi fatto fare -
Volevo cancellare le mie pene
Volerti non troppo bene:
Anche se intanto tu eri tornato esemplare
Mio solo tutto amore al mio servizio

Ma il ricordo mordeva come un vizio
Quando è successo a marzo una mattina
Alle cinque nel buio graffiata da uno squillo:
Ti piacerebbe un giretto d'oblìo?
Non dirmi cosa avresti risposto tu
Perché a rispondere c'ero io -
Alles Gute, mi vesto e sono giù



Το υλικό της ανάρτησης μάς το έστειλε η φιλτάτη κ. Adriana Karembeu.