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Τετάρτη 22 Ιουνίου 2011

ΜΑ ΤΗΝ ΚΟΚΚΙΝΗ ΣΗΜΑΙΑ ΤΩΝ ΑΛΗΘΙΝΩΝ ΣΟΣΙΑΛΙΣΤΩΝ



QUANDO CHE MORE UN PRETE

Quando che more un prete
suonano le campane
piangono le puttane
ch'è morto un avventor.

Quando che more un papa
suonano il miserere
ma io c'ho un gran piacere
che è morto il puttanier.

Quando che moio io
non voglio gesù cristi
ma la bandiera rossa
dei veri socialisti.

Τρίτη 29 Μαρτίου 2011

ΕΝΑ ΤΡΑΓΟΥΔΙ ΤΩΝ ΙΤΑΛΩΝ ΑΝΑΡΧΙΚΩΝ


ΤΡΑΓΟΥΔΑΕΙ Ο LEONCARLO SETTIMELI


E QUANDO MUOIO IO


E quando muoio io non voglio preti,
non voglio avemarie nè paternostri,
non voglio avemarie nè paternostri
ma la bandiera rossa dei socialisti.
E la rigi- la rigi- la rigiri,
la rigira la sempre arditi,
evviva i socialisti,
abbasso i gesuiti!

Hanno arrestato tutti i socialisti,
l'arresto fu ordinato dai ministri,
l'arresto fu ordinato dai ministri
e questi sono i veri camorristi.
E la rigi- la rigi- la rigiri,
la rigira e mai la sbaglia,
evviva i socialisti,
abbasso la sbirraglia!

La Francia ha già scacciato i preti e i frati,
le monache, i conventi ed i prelati,
le monache, i conventi ed i prelati,
perchè eran tutte spie e in ciò (perciò) pagati.
E la rigi- la rigi- la rigiri,
la rigira e la ferindora,
abbasso tutti i preti
e chi ci crede ancora!

Ma se Giordano Bruno fosse campato,
non esisterebbe più neanche il papato,
non esisterebbe più neanche il papato
e il socialismo avrebbe già trionfato.
E la rigi- la rigi- la rigiri,
la rigiri e la fa trentuno,
la rigiri la sul ventuno,
evviva i socialisti,
evviva Giordano Bruno!

E quando muoio io non voglio preti,
ma quattro bimbe belle alla mia barella,
ma quattro bimbe belle alla mia barella,
ci voglio il socialista e (con) la sua bella.
E la rigi- la rigi- la rigiri,
la ruota e la rotella,
evviva Giordano Bruno,
Garibaldi e Campanella!

Δευτέρα 21 Μαρτίου 2011

ΤΡΑΓΟΥΔΙ ΤΩΝ ΙΤΑΛΩΝ ΑΝΑΡΧΙΚΩΝ



UNO, EVVIVA GIORDANO BRUNO


Uno, evviva Giordano Bruno
che diceva la verità,
trionfa socialismo,
socialismo trionferà!

Due, le mie braccia co' le tue,
tutte so' per lavora',
trionfa socialismo,
socialismo trionferà!

Tre, so' formato come te,
più nessuno deve ozia',
trionfa socialismo,
socialismo trionferà!

Uno, non lo po' sape' nessuno
manco Andreotti cor curato
po' sape' per chi ha votato,
e se mai si pentirà...
Mira la rondondella, mira la rondondà!
Mira la rondondella, mira la rondondà!

Quattro, chi lavora è un gran matto
se si lascierà sfrutta',
trionfa socialismo,
socialismo trionferà!

Cinque, traditore è chiunque
sia il crumiro o lo farà,
trionfa socialismo,
socialismo trionferà!

Sei, i tuoi figli come i miei
tutti devono studia',
trionfa socialismo,
socialismo trionferà!

Due, 'sto governo c'ha la due
c'ha la due de li piani
de Marshall e de Fanfani
quello pure ce sta'
Mira la rondondella, mira la rondondà!
Mira la rondondella, mira la rondondà!

Sette, chi 'n c'ha 'r core 'n ce se
[ mette
quando er botto se farà
trionfa socialismo,
socialismo trionferà!

Otto, er crumiro fa er fagotto
perchè er posto nun ce sta,
trionfa socialismo,
socialismo trionferà!

Nove, cominciamole a fa' le prove
pe' campare in libertà,
trionfa socialismo,
socialismo trionferà!

Tre, noi volessimo sape'
se Andreotti s'è deciso
a mandarce in paradiso,
ché all'inferno ce stiamo già!
Mira la rondondella, mira la rondondà!
Mira la rondondella, mira la rondondà!

Dieci, tutti quanti semo amici,
chi è che vo' la libertà,
trionfa socialismo,
socialismo trionferà!

Undici, no volemo più li giudici,
giusto er popolo sarà,
trionfa socialismo,
socialismo trionferà!

Dodici, chi sta in camera e chi in
[ cucina,
e chi sta a letto a riposa',
trionfa socialismo,
socialismo trionferà!

Tre, noi volessimo sape'
se Andreotti s'è deciso
a mandarce in paradiso,
ché all'inferno ce stiamo già!
Mira la rondondella, mira la rondondà!
Mira la rondondella, mira la rondondà!

Σάββατο 1 Ιανουαρίου 2011

Η ΔΙΕΘΝΗΣ ΤΩΝ ΑΝΑΡΧΙΚΩΝ


STANISLAO ALBERICI GIANNINI

L'INTERNAZIONALE ANARCHICA

Su leviamo alta la fronte
o curvati dal lavoro
già sul culmine del monte
splende il sol dell'avvenir.
Splende il sol dell'avvenir.

I superbi eroi dell'oro
i pastori d'ogni greggia
sia nel tempio o nella reggia
fa quell'astro impallidir.

Pace pace al tugurio del povero
guerra guerra ai palagi e alle chiese
non sia scampo all'odiato borghese
che alla fame agli stracci insultò.

I signori ci han rubato
il sudor dei nostri padri
le sorelle ci han stuprato
ogni gioia ci rapir.
ogni gioia ci rapir.

Ma un sol grido: morte ai ladri
sia dal campo all'officina
non più leggi di rapina
non più l'onta del servir.

Pace pace al tugurio del povero
guerra guerra ai palagi e alle chiese
non sia scampo all'odiato borghese
che alla fame agli stracci insultò.

Sotto vel di patrio amore
gittan l'odio tra fratelli
ma dovunque è un oppressore
un fratello oppresso sta.
un fratello oppresso sta.

Nostro è il mondo e di novelli
a noi sacri un patto adduce
e quel patto e vita e luce
fratellanza e libertà.

Pace pace al tugurio del povero
guerra guerra ai palagi e alle chiese
non sia scampo all'odiato borghese
che alla fame agli stracci insultò.

O giustizia nostra speme
il tuo regno affretta affretta
è da secoli che geme
la percossa umanità.
la percossa umanità.

Ma nel dì della vendetta
questa plebe ognor tradita
come belva inferocita
da ogni lato insorgerà.

Pace pace al tugurio del povero
guerra guerra ai palagi e alle chiese
non sia scampo all'odiato borghese
che alla fame agli stracci insultò.


Ποίημα του 1874.
Πρωτότυπος τίτλος: Inno dell'internazionale [Inno della pace]


Πηγή: Giuseppe Vettori, Canzoni italiane di protesta 1794 - 1974, Roma, Newton Compton, 1975.
Πληροφορίες:Il brano risale al 1874-75, anni in cui in varie regioni d'Italia si svilupparono moti indipendentisti e anticlericali. Pier Carlo Masini ha potuto risalire alla genesi dell’inno: al congresso di Mirandola-Bologna della Federazione Italiana dell’Internazionale (15-18 marzo 1873), Tito Zanardelli chiese “un inno del Lavoro, una Marsigliese del Proletariato sublime per musica, concetto e poetica forma, che ravvivi il fuoco dell’entusiasmo nei combattenti della grande lotta, distragga, lenisca per oggi l’operaio nelle sue fatiche, domani lo accompagni di vittoria in vittoria.” Il brano è stato scritto da Stanislao Alberici Giannini sull'aria della Marsigliese e pubblicato per la prima volta sul numero 10 del "Bollettino del movimento sociale" del 1877. Un foglio volante su cui è riportato anche il nome dell'autore è conservato nell'incartamento del processo del 1879 contro 18 internazionalisti imolesi, come capo d'accusa.

Παρασκευή 19 Φεβρουαρίου 2010

ΕΝΑ ΤΡΑΓΟΥΔΙ ΤΩΝ ΙΤΑΛΩΝ ΑΝΑΡΧΙΚΩΝ



CANTO DEI MALFATTORI

Ai gridi ed ai lamenti
di noi plebe tradita
la lega dei potenti
si scosse impaurita

E prenci e magistrati
gridaron coi Signori
che siam degli arrabbiati
e rudi malfattori

Deh t’affretta a sorgere
oh Sol dell’avvenir
vivere vogliam liberi
non vogliam più server

Natura, comun madre,
a niun nega i suoi frutti,
e caste ingorde e ladre
ruban quel ch’è di tutti

Che in comun si viva
si godi e si lavori
tal’è l’aspettativa
che abbiam noi malfattori

Deh t’affretta a sorgere
oh Sol dell’avvenir
vivere vogliam liberi
non vogliam più server

Chi sparge l’impostura
avvolto in nera veste
chi nega la natura
sfuggiam come la peste

Sprezziam gli dei del cielo
e i falsi lor cultori
del ver squarciamo il velo
perciò siam malfattori

Deh t’affretta a sorgere
oh Sol dell’avvenir
vivere vogliam liberi
non vogliam più server

Amor ritiene uniti
gli affetti naturali
e non domanda riti
né lacci coniugali

Noi dai profan mercati
distor vogliam gli amori,
e sindaci e curati
ci chiaman malfattori.

Deh t’affretta a sorgere
oh Sol dell’avvenir
vivere vogliam liberi
non vogliam più server

Divise han con frodi
Città, popoli e terre
da qui gl’ingiusti odi
che generan le guerre.

Noi che seguendo il vero
gridiam a tutti i cori
che patria è il mondo intero
ci chiaman malfattori

Deh t’affretta a sorgere
oh Sol dell’avvenir
vivere vogliam liberi
non vogliam più server

Leggi dannose e grame
di frode alti stromenti,
secondan sol le brame
dei ricchi prepotenti

Dan pene a chi lavora,
onore a sfruttatori
conferman poscia ancora
che siam dei malfattori.

Deh t’affretta a sorgere
oh Sol dell’avvenir
vivere vogliam liberi
non vogliam più server

La chiesa e lo stato
L’ingorda borghesia
contendono al creato
di libertà la via

Ma presto i dì verranno
che papa, re e signori
coi birri lor cadranno
per man dei malfattori.

Deh t’affretta a sorgere
oh Sol dell’avvenir
vivere vogliam liberi
non vogliam più server

Allor vedremo sorgere
il Sol dell’avvenir
in pace potrem vivere
e in libertà gioir.



Στίχοι: Attilio Panizza.
Μουσική: Ανώνυμος.
Τραγούδι του 1891.

Πέμπτη 11 Φεβρουαρίου 2010

Η ΜΑΣΣΑΛΛΙΩΤΙΔΑ ΤΩΝ ΕΡΓΑΤΩΝ


ΤΡΑΓΟΥΔΑΕΙ Ο MICHELE L. STRANIERO


LA MARSIGLIESE DEL LAVORO


Noi siamo i poveri siamo i pezzenti
la sporca plebe di questa età
la schiera innumere dei sofferenti
per cui la vita gioie non ha.
Nel crudo inverno la nostra prole
per lunga inedia languir vediam
solo pei ricchi risplende il sole.
Mentre essi esultano noi fame abbiam.

Per natura tutti eguali
vi è diritti sulla terra.
E noi faremo un'aspra guerra
ai ladroni sfruttator.

Non sia pace tra i mortali
finchè un uom' sovr'altro imperi
i nemici a noi più fieri
sono i nostri sfruttator

Triste spettacolo le nostre donne
per noi primizie non hanno d'amor
ancora impuberi sciolgon le gonne
si danno in braccio a lor signor.

Son nostre figlie le prostitute
che muoion tisiche negli ospedal
le disgraziate si son vendute
per una cena o per un grembial.

Per natura tutti eguali
vi è diritti sulla terra.
E noi faremo un'aspra guerra
ai ladroni sfruttator.

Non sia pace tra i mortali
finchè un uom' sovr'altro imperi
i nemici a noi più fieri
sono i nostri sfruttator

Di patria al nome talor sospinti
contro altri popoli noi si pugnò
ma vincitori fossimo vinti
la sorte nostra mai non mutò.
Tedesco o italico se v'ha padrone
il sangue nostro vuole succhiar
la patria italica è un'irrisione
se ancora il basto ci fa portar.

Per natura tutti eguali
vi è diritti sulla terra.
E noi faremo un'aspra guerra
ai ladroni sfruttator.

Non sia pace tra i mortali
finchè un uom' sovr'altro imperi
i nemici a noi più fieri
sono i nostri sfruttator

Nelle officine sui monti e i piani
nelle miniere sudiam sodiam
ma delle nostre fatiche immani
il frutto intiero non raccogliam.
Poi fatti vecchi veniam rinchiusi
dentro un ricovero di carità
e sul berretto di noi reclusi
bollano i ricchi la lor pietà.

Per natura tutti eguali
vi è diritti sulla terra.
E noi faremo un'aspra guerra
ai ladroni sfruttator.

Non sia pace tra i mortali
finchè un uom' sovr'altro imperi
i nemici a noi più fieri
sono i nostri sfruttator

Ma se sperare non è utopia
nella giustizia dell'avvenir
il privilegio di tirannia
e turpe regno dovrà finir!
Le nostre lacrime, gli stenti, l'onte
le grandi ambasce sparir dovran
noi già leviamo alta la fronte
per salutar l'astro lontan.

Per natura tutti eguali
vi è diritti sulla terra.
E noi faremo un'aspra guerra
ai ladroni sfruttator.

Non sia pace tra i mortali
finchè un uom' sovr'altro imperi
i nemici a noi più fieri
sono i nostri sfruttator